arrampicata ed ecologia

Arrampicata ed ecologia

Oggi Ivo Buda, architetto di Trieste e grande appassionato di arrampicata, ci parlerà di arrampicata ed ecologia. Due cose che purtroppo in molti casi non vanno a braccetto a causa di un’assoluta mancanza di sensibilità e cultura da parte di molti chiodatori e frequentatori di falesie. Avere un approccio “ecologico” all’arrampicata non vuol dire essere degli sfigati ma vuol dire innanzitutto rispettare ciò che si ama: la roccia e l’ambiente naturale che fa da cornice alle nostre giornate.

Considerazioni di Ivo Buda su arrampicata ed ecologia

Chi arrampica conosce benissimo il piacere di guardare una parete e immaginare una linea di salita. Queste linee a volte si trasformano in bellissime vie.

A proposito desidero condividere un commento ricevuto su un articolo dedicato ai chiodatori di nuove vie: “…in montagna e in falesia ci sono tracciatori di sogni e – ahimè – i loro replicanti mal riusciti: coloro che amano tracciare tra quei sogni pastrocchi che ai più parranno incubi!”

Nell’articolo intitolato Less is more! si parla in particolare di una falesia in Friuli Venezia Giulia, la Napoleonica, dove per aggiungere una via alle 200 già presenti il chiodatore fece cadere un masso grande quanto una persona, devastando un albero sotto la parete, proprio sulla strada panoramica, da dove si può godere di una bellissima vista sul mare del golfo di Trieste con il castello di Miramare. Alcuni giorni prima consigliai allo stesso chiodatore di schiodare la via, in fondo la stessa falesia può contare già più di 200 vie.

Molti scalatori pensano di praticare la loro attività in un ambiente naturale. Questa in molti luoghi è oramai solo un’illusione. Le pratiche utilizzate dai chiodatori in modo sistematico per “pulire” le falesie purtroppo hanno reso molti luoghi sterili e privi di vita, causando danni alla flora e fauna locale.

Cosa significa pulizia delle falesie?

Ai chiodatori autori del danno feci notare che a tutti capita di fare qualcosa di stupido nella propria vita, ma si può sempre rimediare, magari facendo un po’ di pulizia, ripulendo la strada dagli escrementi dei cani e dai rifiuti. Ma ognuno ha la propria visione e concetto di “pulizia”.

Queste sono solo alcune delle pratiche utilizzate da diversi chiodatori a danno della natura per tracciare vie e “ripulire” le falesie.

  • taglio di alberi per liberare la base delle pareti e creare ampi spazi necessari sopratutto per i corsi di arrampicata
  • utilizzo di diserbanti sotto le pareti ma anche su appigli, con potenziali danni anche per le persone
  • danni alla roccia, anche su vie storiche, come è avvenuto in Val Rosandra sulla via “degli allievi” nel settore della Bianca, dove è stato fatto crollare un intero pilastro alto più di tre metri
  • danni alla fauna locale causati principalmente dal taglio di alberi con nidificazioni ancora presenti
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Albero dilaniato in Napoleonica

Le persone che fanno uso di queste tecniche non si rendono conto che, oltre a nuocere all’ambiente, fanno male anche a sé stessi. Basta fare una piccola ricerca su internet, per scoprire come in certi forum alcuni chiodatori si consigliano sull’uso di diserbanti, anche suggerendo prodotti. Con un’ulteriore ricerca è possibile inoltre scoprire i possibili danni alle persone causate da questi prodotti, che consistono in disturbi di molte funzioni del corpo, aborti spontanei, gravi danni neurologici, intestinali e alterazioni genetiche.

Altri interessanti articoli di Ivo Buda li potete trovare nel suo blog Climb. Ivo Buda. com

Foto di copertina: fioritura primaverile di Peonie nei pressi della Falesia di Dardago