tecniche escursionistiche

Conosci le tecniche escursionistiche ?

Parlare di tecniche escursionistiche per alcuni sembrerà un po’ assurdo perché il camminare è la prima cosa che si impara da piccini (anche prima della parola) e poi non si scorda più per tutta la vita. Tuttavia la civiltà moderna ha contribuito a rendere gli spostamenti sempre più facili e senza ostacoli dando vita a delle strane forme di homo sedentarius. Sopratutto nei luoghi maggiormente urbanizzati strade, marciapiedi, scale mobili, ascensori ecc.. ci fanno risparmiare tempo e fatica ma allo stesso tempo ci disabituano a camminare su terreno naturale scosceso o su superfici instabili.

Avete mai notato come i bambini che vivono in montagna camminino generalmente per boschi e sentieri in maniera più efficace e disinvolta rispetto ai bambini delle grandi città?

Premesso questo, entrando nel campo specifico dell’escursionismo, sono convinto che c’è modo e modo di camminare in ambiente naturale e che ciò vada ad inficiare positivamente o negativamente la nostra sicurezza e la piacevolezza globale di ogni uscita.

In giro per le montagne il tipo di terreno può variare assai rapidamente anche nel giro di pochi metri ed per questo che è fondamentale adeguare le diverse tecniche di camminata  alle diverse situazioni che possiamo incontrare strada facendo.

tecniche escursionistiche

Per spiegarmi meglio riporto tre semplici esempi:

  • salire un ripido ghiaione senza arrancare consumando inutili energie
  • attraversare un ruscello senza caderci dentro
  • attraversare un ripido prato di erba secca esposto su un salto di roccia senza rischiare di capitolare in basso.

Sono solo tre esempi che non hanno di certo la presunzione di esaurire tutte le situazioni che possono presentarsi durante un’escursione in montagna ma che servono a farti capire come questo aspetto non sia da sottovalutare.

E ancora…a parità di allenamento è sicuramente diverso raggiungere un rifugio o una facile cima sfiniti a testa china, perché si è camminato male o a casaccio, da arrivare alla meta in buone condizioni senza fiatone, senza muscoli induriti e soprattutto senza aver rischiato scivolate o pericolose perdite d’equilibrio.

Il più delle volte la fatica e la conseguente perdita di lucidità  non è da imputare  solo allo scarso allenamento ma anche ad un pressapochista approccio tecnico al gesto del camminare e alla cattiva gestione delle energie durante il corso dell’escursione.

tecniche escursionistiche

Soprattutto su terreno instabile per un migliore equilibrio l’obiettivo è quello di appoggiare le suole possibilmente per intero con il baricentro del corpo all’ interno della base di appoggio. Mantenere in ogni situazione la centralità è la cosa più importante!

Forse molti non lo sanno ma ogni anno sono parecchi gli interventi del Soccorso Alpino dovuti al recupero di escursionisti traumatizzati per delle banali scivolate su sentieri considerati facili. La stanchezza è la prima causa di perdita di lucidità. E’ per questo che gli incidenti capitano più spesso a fine giornata e durante le discese!

Di conseguenza per tenere lontana la stanchezza devi  concentrarti non solo sull’allenamento ma anche sull’efficacia del gesto del cammino e sulla gestione delle energie. Efficacia del gesto che è ancora più importante quanto più  il terreno diventa difficile, instabile o esposto.

Le definizioni non mi sono mai piaciute molto ma considero le tecniche escursionistiche come quell’insieme delle conoscenze teoriche-pratiche utili affinché la progressione durante il cammino su sentiero o fuori sentiero su fondo naturale avvenga con il minor dispendio di energia e con la maggior sicurezza possibile.

Tecniche escursionistiche e diversi terreni di montagna

Distinguiamo il terreno escursionistico in terreno stabile e instabile in salita o in discesa.

Tra i terreni stabili rientrano:

  • terreno di terra dura
  • prato ripido asciutto
  • superficie rocciosa compatta

Tra i terreni instabili  possiamo includere:

  • ghiaioni a grana fine –media – grossa
  • guadi con sassi mobili o viscidi
  • terreni fangosi
  • sottobosco con foglie

Salita su terreno difficile

Ancora di più che su terreno facile, l’escursionista deve ricercare l’equilibrio  mantenendo il baricentro all’interno della base di appoggio (eventuale leggera flessione in avanti del busto per compensare il peso dello zaino).

Le suole vengono appoggiate possibilmente per intero tenendo i piedi con le punte leggermente divergenti. Il passo deve essere sempre adeguato alla respirazione  ed alla preparazione fisica.

Man mano che la salita si farà via via  più ripida il passo diverrà più corto. In assenza di sentiero (es prato ripido o terra dura) o in presenza di un un sentiero ripido e dritto conviene spezzare il pendio facendo dei brevi zig-zag continui.

Su terreno ripido in traversata (da destra a sinistra o viceversa), soprattutto in presenza di erba secca/bagnata, ghiaia o fango, può essere adottata efficacemente la tecnica diagonale piedi a piatto.

In questo tipo di progressione, il piede a monte è nella direzione di marcia mentre il piede a valle è messo di piatto con la punta che diverge verso valle. Il busto, flesso in avanti, va ruotato a valle. In fase di carico tutta la pianta del piede deve aderire al suolo.

per testo

Passo incrociato su terreno ripido

Su terreno molto ripido o mobile (ghiaia fine o media), può essere efficace utilizzare il passo incrociato.

Questo tipo di passo permette di tenere tutta la pianta del piede a contatto del suolo e di avere il baricentro sempre sulla verticale del piede in appoggio, limitando la possibilità di scivolare o smuovere pietrisco. Il passo incrociato è un passo laterale, nel senso che si procede con il bacino ruotato di fianco rispetto alla linea di salita.

Discesa su terreno difficile

La possibilità di scivolata è alta soprattutto in presenza di pendii erbosi bagnati, fango o fogliame.

In questo caso, ancora di più che per la salita, occorre mantenere sempre una buona centralità e il giusto equilibrio. Il corpo quindi  rimane eretto, il busto leggermente piegato in avanti, le ginocchia semi flesse. Più la discesa diviene ripida più il passo si farà corto. Il primo punto di contatto del piede in discesa è il tallone per poi arrivare progressivamente ad appoggiare tutta la pianta.

Il classico errore su terreno ripido in discesa è quello di inclinarsi eccessivamente a monte (molto spesso per paura) aumentando così il rischio di scivolata.

Sostanzialmente sono tre i modi di procedere in discesa:

  • faccia a valle
  • laterale con mezzo passo (spostare il piede a valle, avvicinare il piede a monte a quello a valle)
  • faccia a monte su terreno particolarmente ripido

Sia nella tecnica di discesa faccia a valle che in quella faccia a monte nel caso fosse necessario superare un piccolo salto appoggiare la mano o le mani nella posizione più bassa possibile. Così facendo la visibilità ne beneficerà e anche l’individuare l’appoggio migliore per il piede sarà più facile.  Tenendo invece  le  mani  alte e distendendosi “fuori misura” viene meno il controllo sui piedi e la visibilità sui punti d’appoggio utili sarà scarsa.

La presenza di ghiaia o sfasciumi (soprattutto in zone di rocce calcaree) può comportare un’aggravio di fatica durante la salita e viceversa un risparmio di energia nella fase di discesa (es i divertentissimi ghiaioni dolomitici formati da ghiaia fine). L’instabilità del terreno (sassi mobili di diversa grandezza che formano il ghiaione) porta a sfruttare i detriti più grossi e le aree di terreno più compatte durante la salita mentre per la discesa l’occhio dovrà individuare le lingue di ghiaia più fine.

Nel caso di ghiaione formato da grossi sassi  sia in salita che in discesa passeremo da un sasso all’altro facendo molta attenzione che i sassi siano ben stabili (eventualmente provandoli prima con la punta del piede) lavorando molto con l’articolazione della caviglia al fine di sfruttare al massimo l’aderenza della suola della scarpa.

tecniche escursionistiche

 

Perché queste tecniche escursionistiche siano assimilate al meglio occorre tempo ed esercizio e voglia di mettersi in discussione. Il consiglio è di sfruttare ogni uscita per metterti alla prova con una camminata sempre più consapevole.

Quello delle tecniche escursionistiche è un aspetto che ritengo molto importante del mio lavoro di Accompagnatore di M. Montagna e mi da sempre soddisfazione trasmettere alle persone che accompagno le mie conoscenze in merito. Durante le escursioni che organizzo sono sempre disponibile a mostrare ai partecipanti le tecniche corrette per camminare con maggiore efficacia e sicurezza su terreno impervio.

In questo breve video ho cercato di riassumere alcune tecniche escursionistiche su terreno impervio.

Buona montagna a tutti

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6 commenti
    • Fabrizio Vago
      Fabrizio Vago dice:

      E’ vero non si finisce mai di imparare. Più vado in montagna e più vengono meno alcune certezze che pensavo assodate. Con il passare del tempo non mi sento più esperto di prima ma forse solo più consapevole…

      Rispondi
  1. Giuseppe
    Giuseppe dice:

    Complimenti. articolo ben fatto accompagnato dal video che mette in pratica la teoria! Ottimo blog come al solito

    Rispondi
    • Fabrizio Vago
      Fabrizio Vago dice:

      Grazie mille Giuseppe fa sempre piacere sapere che quello che faccio può essere utile ad altri appassionati dell’andar per monti

      Rispondi
  2. alnerto
    alnerto dice:

    magari lo avessro letto e visto tanti incidentati estivi della stagione passata e precedenti.Grazie! Mi viene un paragone.Prima di voler fare i grandi fare i grandi matematici e scienziati, bisogna sapere le tabelline delle operazioni a mente.Il sito l’ho beccato per caso…e lo aggiungo ai preferiti .

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