le bambole del Latemar

La leggenda delle Bambole del Latemar

Il gruppo dolomitico del Latemar rappresenta l’elemento divisorio naturale del Trentino dall’Alto-Adige, estendendosi tra la Val di Fiemme e la Val d’Ega. La cresta frastagliata di questa bella montagna viene chiamata dagli abitanti della Val di Fiemme la “Procession de le Pope” (la processione delle bambole). A questa cresta è legata la bella leggenda che oggi ti voglio raccontare.

In un bosco di larici alcuni pastorelli incontrarono un vecchio il quale chiese loro se avevano trovato un coltello da lui perduto. I bambini non ne sapevano nulla e si misero a cercarlo. La ragazzina più grande, Ménega, mentre ritornava verso casa notò qualcosa che riluceva nell’erba…era un bel coltello con il manico d’oro. Andò alla ricerca del suo proprietario il quale, come ricompensa, le disse di esprimere un desiderio e lui l’avrebbe esaudito. La bambina, molto timidamente, chiese una bambola. L’anziano le disse di ritornare il giorno dopo in quel luogo assieme agli altri bambini…avrebbe fatto trovare loro una schiera di bambole.

Ménega dirigendosi verso valle incontrò una forestiera e le raccontò l’avventura appena vissuta. La donna la mise però in guardia dicendole che quell’uomo era ricchissimo e che se le avesse presentato delle bambole con abiti di seta avrebbe dovuto rifiutarle in quanto avrebbe potuto donarle molto di più…bambole con abiti di broccato, perle e corone d’oro. Di fronte a delle bambole dal valore modesto avrebbe dovuto recitare:

“Pope de preda

con strazze de seda

ste lì a vardàr

el Latemar!”

Il giorno dopo, i bambini si recarono nel luogo prestabilito e dall’alto udirono uno strano rumore; guardarono in su e scorsero nelle pareti di roccia un pesante portone che si apriva. Da esso uscì un interminabile corteo di bambole che si disposero una accanto all’altra su di un lungo contrafforte della montagna.

le bambole del Latemar

Latemar: tipico ambiente roccioso

Tutte le bambole indossavano però abiti di seta e Ménega recitò le parole suggeritele dalla forestiera. Dal bosco risuonò una sonora risata di scherno; le bambole si irrigidirono e si trasformarono in pietra.  Ancora oggi si possono vedere le splendide vesti colorate delle bambole di pietra brillare al sole…i Campanili del Latemar appunto…

Se la leggenda delle Bambole del Latemar ti è piaciuta o semplicemente ti ha incuriosito ti lascio alcune info in pillole su questa bella montagna.

Il gruppo dolomitico del Latemar presenta una caratteristica forma a ferro di cavallo in quanto in origine costituiva un atollo isolato (attualmente perfettamente fossilizzato). La conformazione del paesaggio evidenzia come il Latemar sia stato interessato da intense glaciazioni così come da importanti fenomeni franosi.

L’elemento caratterizzante di questo gruppo dolomitico è la roccia (calcarea e dolomia) infatti, le aree boschive ne occupano una superficie limitata. Per poter ammirare al meglio il profilo del Latemar in un ambiente suggestivo suggerisco di recarsi al Lago di Carezza…un incanto!

Le guglie rocciose del Latemar vengono denominate Campanili del Latemar oppure Bambole del Latemar; la vetta più elevata è la Torre Diamantidi (2842 m).

Tra i principali punti di appoggio ricordiamo il Rifugio Torre di Pisa (2671 m) così denominato in quanto nei pressi di esso vi è un pinnacolo obliquo di 20 m di altezza che ricorda la Torre di Pisa ed il Bivacco M. Rigatti (2650m) dedicato a Mario Rigatti, pilota della II guerra mondiale.

bambole del latemar

Verso il Rifugio Torre di Pisa

Varie le escursioni a cui ci si può dedicare in questa zona. Suggerisco la Ferrata dei Campanili, un sentiero attrezzato di grande soddisfazione paesaggistica adatto ad escursionisti-alpinisti preparati. Esso non presenta difficoltà tecniche molto impegnative anche se qualche tratto è molto esposto.

Grazie alla bellezza del paesaggio dal 2009, così come altri gruppi dolomitici, Il Latemar è stato dichiarato Patrimonio Naturale dell’Umanità.

La leggenda è tratta dal libro “Rododendri bianchi delle dolomiti” di C.F. Wolff

Articolo scritto in collaborazione con Sara Cattaneo.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *