La responsabilità civile in montagna

In montagna, come negli sport outdoor in generale, quello della responsabilità civile tra accompagnato e accompagnatore è un argomento spinoso e delicato perché riguarda molto da vicino quel legame forte e genuino che spesso si instaura tra compagni d’avventura. Eppure attenendosi scrupolosamente agli ultimi orientamenti della giurisprudenza circa l’imputazione della responsabilità in caso di incidente, questo rapporto viene messo in discussione non poco…Vediamo il perché

E’ doveroso premettere che escursionismo, scialpinismo, arrampicata sono attività potenzialmente pericolose. Da questo non si scappa, nonostante l’attrezzatura sempre più performante e lo sviluppo di nuove tecnologie, l’ottenimento della sicurezza totale è una pura illusione della nostra società. In montagna il rischio zero non esiste!

Ragionando per logica, almeno per quanto riguarda la responsabilità civile tra amici, questo rischio andrebbe spalmato tra i vari partecipanti e accettato consapevolmente da ognuno. Ma in una società che ha sempre di più il vizio di ricercare un responsabile per qualsiasi cosa accada per spuntare quattro soldi sempre e comunque è quanto mai importante essere ben consapevoli delle possibili conseguenze in caso di incidente per tenere più lontano possibile rogne assai spiacevoli.

Nel caso di incidente ritengo opportuno distinguere sin dall’inizio due ipotesi ben diverse:

  1. Incidente avvenuto tra due o più amici non legati da un interesse economico-professionale.
  2. Incidente occorso durante l’esecuzione di un rapporto contrattuale tra cliente e professionista della montagna (Guide Alpine, Accompagnatori di media Montagna, guide Vulcanologiche e Guide Ambientali Escursionistiche).

responsabilità civile

Nell’ambito della prima ipotesi (quella più frequente) due sono le situazioni che si possono verificare:

  • La prima si verifica quando esiste un rapporto di affidamento tra accompagnatore e accompagnato in virtù del fatto che l’accompagnatore possiede maggiore e esperienza nel condurre l’uscita rispetto all’accompagnato relegato ad un ruolo di mero gregario. Quest’ultimo “dipende” e si affida all’accompagnatore eseguendo le direttive da lui impartite. E’ il classico esempio dell’arrampicatore esperto che porta ad arrampicare un amico per la prima volta, oppure ancora del freerider navigato che un bel giorno decide di farsi figo invitando la bella di turno per un fuoripista in neve fresca. In questo caso se l’incidente dovesse scaturire come diretta conseguenza di un comportamento colpevole dell’accompagnatore, dovuto cioè a sua negligenza, imperizia o imprudenza, il giudice valuterà con particolare rigore la sua condotta. L’accompagnatore avrà vita dura nel dimostrare la mancanza di una sua responsabilità.

L’accompagnatore amico NON sarà tenuto a rispondere della condotta dell’accompagnato se quest’ultimo ne combina una di veramente grossa disattendendo in modo macroscopico le direttive dell’accompagnatore più esperto. Fatta salva questa eccezione sarà sicuramente più facile per il giudice attribuire una maggiore responsabilità all’accompagnatore.

  • Se i compagni di avventura hanno all’incirca la stessa esperienza e capacità il rapporto di affidamento viene meno. Vi sarà solo il normale dovere di solidarietà e di mutuo soccorso. In questo caso se si verifica un incidente la giurisprudenza tende a spalmare in modo più omogeneo la responsabilità su entrambi i compagni d’avventura o sul gruppo (se sono più di due persone aventi le stesse capacità).

Guida-alpinaNell’ambito della seconda ipotesi, cioè quella che fa riferimento ad un incidente occorso durante l’adempimento di un rapporto contrattuale tra Guida professionista-cliente, l’attribuzione della responsabilità è palese: l’accompagnatore – Guida è responsabile della sicurezza del cliente. Non bisogna però dimenticare che la prestazione lavorativa del professionista è una prestazione di mezzi e non di risultato. Questo tutela il professionista che può chiedere legittimamente il pagamento del prezzo al cliente anche quando l’obiettivo (cima, rifugio ecc..) non è stato raggiunto per cause a lui non imputabili (brutto tempo improvviso, condizioni generali della montagna pericolose) tali da suggerire un dietro front.

Tirando le fila mi sento di affermare che maggiore sarà il divario di esperienza e capacità tra accompagnatore (esperto) e accompagnato più alto sarà il grado di protezione e di responsabilità che avrà il primo nei confronti del secondo. Viceversa al decrescere del livello di affidabilità dell’accompagnatore vi sarà uno corrispondente aumento del livello di rischio accettato dall’accompagnato e una diminuzione del dovere di vigilanza e protezione a capo dell’accompagnatore.

Mi rendo conto che è un boccone amaro da mandare giù ma sempre più spesso stiamo assistendo a casi di alpinisti escursionisti, scialpinisti vittime di incidenti (oppure famigliari degli stessi) che si rivolgono al giudice per ottenere un risarcimento.

Che sia giusto o meno non sta a me sicuramente dirlo ma constatare e parlare di questa nuova tendenza serve a prendere le giuste distanze e a fare scelte più consapevoli. Soprattutto tra amici.

Un consiglio per chi è già esperto è quello di pensarci due volte prima di portare con sè un amico neofita soprattutto se non lo si conosce bene; per chi invece è alle prime armi e vuole imparare e fare esperienza suggerisco di rivolgersi ad un professionista della montagna onde evitare di mettere nei guai un amico-conoscente o più semplicemente rischiare di rovinare un’amicizia.

responsabilità civile

La situazione ideale ai fini di sollevare ogni partecipante ad un’ uscita in montagna (arrampicata, escursioni, mtb, scialpinismo ecc..) dal rischio di un aggravio di responsabilità nel caso di incidente-infortunio è quella in cui tutti possiedono un livello di esperienza e capacità simili.

Al di là di questo ho sempre pensato che la “cordata più efficace” sia quella che cresce pian piano negli anni e che alza il tiro dei propri obiettivi gradualmente condividendo fatiche, sacrifici, successi, ritirate e responsabilità…

buona montagna

 

5 commenti
  1. Aris Milani
    Aris Milani dice:

    Ciao Fabrizio, articolo molto molto interessante.
    Ti chiedo nello specifico due casi:
    – qualcuno del CAI Sudài organizza una delle tante passeggiate come abbiamo fatto e viene qualcuno di poco esperto, cammina su una dei tanti tranquilli sentieri ma inciampa e finisce giù da un muro o si fa male in altro modo sfortuito. È a discrezione del giudice stabilire se quella persona che è caduta era in grado o no di camminare in un tranquillo sentiero? In altre parole, incidenti che possono occorrere nonostante le giuste indicazioni secondo quale discriminante ricadono su guida o gregario?
    – se in uno dei tanti eventi che organizziamo mettiamo una scala di difficoltà inventata alta ma un principiante decide cmq di partecipare contro i suggerimenti dell’organizzatore, come si ripartisce la responsabilità in caso di incidente?
    – Domanda bonus: esiste qualche forma di liberatoria, accordo scritto, in cui si esonera la guida da ogni responsabilità?

    Spero di non spremere troppo le tue conoscenze ma prendo la palla al balzo 🙂

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    • Riccardo Raggi
      Riccardo Raggi dice:

      Ai sensi di legge non è legale associarsi la mattina stessa. Bensì è necessario che il Consiglio Direttivo di qualsiasi associazione deliberi la richiesta scritta di iscrizione effettuata da parte di chiunque. Purtroppo questa è la prassi… ma è fuori legge. Inoltre le associazioni possono accomapgnare esclusivamente i propri associati e possono reclamizzare le proprie iniziative solamente fra i soci.

      Rispondi
  2. Sergio
    Sergio dice:

    Per tutelare la guida è possibile far firmare ai partecipanti (non paganti) una dichiarazione dove ognuno dichiara ai essere sufficientemente esperto per quell’itinerario rinunciando alla rivalsa in caso di incidente?
    Grazie
    Sergio

    Rispondi

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