traversata delle Alpi in mtb

La traversata delle Alpi in MTB di Stefania

Trieste – Ventimiglia: da un mare all’altro pedalando lungo le Alpi da est ad ovest. 2200 km, 57.000 metri di dislivello positivo. Questo è quello che ha combinato Stefania Valsecchi nel 2013 realizzando così uno dei suoi più grandi sogni proprio nell’anno in cui Lecco, la sua città natale, è stata proclamata Città Alpina.

Parlando con Stefania ho avuto sin da subito l’impressione di una persona piena di vita e con un gran desiderio di condividere le proprie esperienze e le proprie emozioni. Leggendo il testo che segue, scritto di suo pugno, vi accorgerete di quanto questo sia vero. Si tratta di un reportage in cui Stefania ci parla dei preparativi, degli incontri e di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante questo suo lungo viaggio attraverso le Alpi. Il tutto condito da qualche simpatico aneddoto.

La traversata delle Alpi in MTB raccontata da Stefania Valsecchi

Lecco Città Alpina dell’anno 2013?!
La mia città mi chiama: via! Parto e unirò tutte le Alpi in un solo lunghissimo abbraccio ciclistico!
Quale progetto più attraente per un ciclo-alpinista che unire le Alpi intere da Trieste a Ventimiglia lungo sentieri, attraverso fiumi, su e giù per le montagne?! Non posso lasciare che tale seducente aspirazione resti desiderio astratto, quindi, abbandonato ogni indugio, eccomi all’opera per realizzarlo.
Atlanti geografici, mappe, cartine diventano il principale arredo di casa mia; occupo giornate a studiare su di loro il percorso indicativo e, una volta tracciato, cerco in internet i contatti di tutti i comuni dai quali intendo passare, compresi quelli stranieri (Slovenia, Austria, Svizzera, Francia). Con un’unica mail lancio a tutti loro l’invito:”Ehilà! Sono Stefania di Lecco: venite con me ad unire le Alpi in mountainbike?”. Non ho nessun interesse a pedalare per conto mio per fare un’ exploit solitario; sarebbe triste per me.

Il mio motto diventa dunque: la gioia condivisa è gioia doppia; la fatica condivisa è fatica a metà!

A seguito di quella mail, scatta incredibilmente la rincorsa alla condivisione: pur non conoscendomi per nulla, molti di quelli “accalappiati” in internet apprezzano la mia idea e vogliono esserci; riesco ad unire attraverso il WEB un sufficiente numero di ciclisti sparsi per tutto l’arco Alpino così da poter partire ad attraversare le montagne che tanto amo. Purtroppo da Lecco non parte nessuno con me, quindi il 5 di Luglio, sola, mi trasferisco a Trieste in treno ed il 6 Luglio inizia la pedalata con un Triestino e due Sloveni. Sono tutti assai più giovani di me e hanno zaini pesantissimi: il mio, che mi accompagnerà per un mese, pesa 5kg e 400; i loro, che domani tornano a casa, sono attorno ai… 10 kg! Barrette, energetici, ma anche sfilatini con prosciutto e formaggio poi ciabatte per la sera e pure i jeans…per finire con tutti i bardamenti per proteggere stinchi e gomiti in discesa! Bé, ognuno pedala come meglio crede, no problem.

traversata delle Alpi in mtb

Nei primi due giorni con loro risaliamo tutto lo smeraldino Isonzo lungo incantati sentieri carsici e veniamo coinvolti la sera in una ricostruzione storica in costume di battaglie ottocentesche veramente affascinante. Giungiamo a Tarvisio nel cuore della Carnia dove mi lasciano ad altri nuovi amici del luogo. Serata alla festa di paese con canti, danze, piatti tipici e i Tarvisiani mi organizzano i due giorni di pedalata successivi con tre atleti della valle, tutti….sedicenni!! Son più vecchia delle loro mamme perciò, giustamente, i ragazzi arricciano il naso: “Éh? cos’è che dobbiamo fare con questa vecchietta tappetta??! Attraversare tutte le Giulie in mountainbike? Ma per piacere!”. Tuttavia non possono dir di no ai loro allenatori e un po’ straniti partono a pedalare con me. I sentieri non solo sono impervi fin da subito, ma – per sbaglio – ci ritroviamo addirittura su una via attrezzata con scale e catene: nessun problema! Ci passiam la bici l’un l’altra, guadiamo fiumi portandola a spalla, la caliamo giù da uno strapiombo e sebbene perdiamo la strada un po’ di volte, io non perdo il sorriso e conquisto la stima dei miei giovanissimi compagni di viaggio. Con loro supero anche la rigogliosa Carinzia per giungere alle sorgenti del Piave nel punto più a nord del Veneto, incuneato tra la Carnia e l’Alto Adige.

Per il giorno successivo, da sola tra Val Pusteria e Cadore, i fulmini accendono il circondario, tumultuosi tuoni fan vibrare la bici sul terreno e la pioggia sferzante si tramuta in pallini di grandine come piombini da caccia, ma mi mantengo calda procedendo nella pedalata. Sotto il diluvio incontro 150 microscopici scout nelle immancabili brachette corte: le povere coscette violacee per freddo e grandine, schiacciati sotto cappelli più grandi di loro, allungo in fuori il braccio con la mano tesa e rispndono picchiandoci sonore paccate salutando con urla e sorrisi! Io fra poco saró a letto e rivitalizzata da una doccia bollente; queste “pore” stelline dovranno montarsi la tenda, farsi da mangiare col fornelletto e dormire bagnati la dentro quasi in terra… gulp!!!
Procedo sola per un paio di giorni, ma nel paradiso terreste delle Dolomiti Super Star è tutto così ben segnalato, riordinato e colorato che pur avendo il senso dell’orienatamento di una cozza fissa al suo scoglio, passo senza pericoli le Dolomiti di Fanes-Sénnes-Braies per approdare a La Villa in Val Badia dove con mia grande felicità trovo amici del CAI Lecco: che dolce la loro compagnia!

Il cielo torna ad essere più turchino della fata di Pinocchio e io attraverso tutte le Dolomiti, da Dobbiaco alla Valvenosta come volando leggera e senza fatica perchè persa a godere delle meraviglie “tecnicolor” tutt’attorno, sempre oltre i 2000 m di quota: m’incanto sfiorando le Odle, giubilo valicando il Gardena e ai piedi del gruppo del Sella, ammutolisco lambendo Sasso Lungo e Sasso Piatto, mi commuovo sull’Altipiano di Siusi coi suoi pascoli smeraldini, sbalordisco sullo Sciliar aperto ai biondi cavalli in corsa, esplodo di meraviglia sull’Altipiano del Salto tra Bolzano e Merano, esulto al cospetto dell’Ortles pur col fiatone lungo l’impervia salita allo Stelvio.

Entro nella mia Lombardia e l’amico Mauro di Lecco giunge di buon mattina dal nostro capoluogo fin lassù solo per fare una tappa con me ed accompagnarmi dallo Stelvio a Livigno senza mai sfiorare l’asfalto: dal passo Umbrail poi le Bocche di Pedenolo e Pedenoletto fino alla Valle del Braulio ed eccoci a Cancano; su per la Valle Alpisella dove sorge il nostro Adda e giù senza fiato a Livigno ! Non ho parole per queste pedalate tra scenari che rubano il cuore e come drogata da tanta bellezza, non sento un briciolo di stanchezza.

traversata delle Alpi in MTB

L’indomani da sola supero il valico del Bernina scovando mulattiere; attraverso tutta l’Engadina sugli sterrati a ridosso dei monti e il celeberrimo trenino-rosso delle Retiche mi sferraglia accanto a volte così vicino e veloce che lo spostamento d’aria mi sventola il cerume direttamente da un orecchio all’altro: scusate l’immagine, ma rende l’idea!
Dal Maloja decido di lasciare momentaneamente le vette più alte per scendere a Dongo ad incontrare i miei genitori e qualche amico Lecchese giunti lassù per cenare con me.

Riparto con Giovanni e Davide – rispettivamente di Oggiono e Olginate – che mi accompagnano fino al Passo San Jorio poi, da sola procedo, per la Val Vigezzo a riprendere le Alpi che qui si fan sempre più alte col Monte Rosa in Valle Anzasca. Il Massiccio ci accoglie con fredda nebbia e ore intere di bici a spalla per conquistare passi a 3000 metri dove la neve è ancora alta, ma grazie al piemontese Marco, forzuto e allenato, superiamo Alagna e la Val Sesia ed entriamo in Valle d’Aosta attraverso il Passo dei Salati sempre a 3000 mt e bici sul groppone!
Pur essendo stata diverse volte nella piccola regione più a nord ovest dell’Italia, non avevo mai avuto modo di incontrare questi spazi così ampi, ricchi di laghetti, alpeggi, pascoli di quota: è nuovo per me trovare anche qui vallate così estese e spaziose da pensare che per attraversarle ci voglia una giornata intera… poi invece, grazie a due forti ruote, è una goduria e il divertimento è assicurato nonostante i tanti chilometri.
Cervino e Monte Bianco si mostrano nel loro impervio biancore: rispettosa li attraverso abbarbicata sui loro fianchi che non mi lasciano tregua, ma per un’amante dei monti qual son io, che c’è di meglio nella vita? Di giorno in giorno una straripante ed inattesa bellezza si sussegue e con essa molti nuovi accompagnatori che condividono con me la gioia anche solo per poche ore.

Dal Col del Nivolet rientro in Piemonte e che dire del Gran Paradiso se non che ti spalanca il sorriso?! Anche questa regione, più selvaggia e meno turistica, svela angoli indimenticabili e via via mi lascio alle spalle un’infinità di splendide valli di cui quasi non sapevo l’esistenza: Val di Locana, Val Grande, Val di Ala, Val di Viù dove mi perdo nel su e giù, Val di Susa col Colle delle Finestre e quello dell’Assietta, paradisi per i bikers e che nulla hanno da invidiare alle più famose Dolomiti.

Raggiungo anche il Monviso in compagnia di Lucio e così non mi son persa manco una sorgente dei grandi fiumi: dall’Isonzo al Tagliamento, dal Piave alla Drava, dall’Adda fin lungo il Ticino, dall’Inn al Sesia , poi Dora, Scrivia, Toce e via fino al grande Po’… bello no ?
Giunti al Colle della Maddalena ci si aprono le Alpi Marittime. Partita da Trieste ho percorso a ritroso la simpatica “tiritera” che ci insegnano da piccoli per imparare tutte le zone alpine: “MaConGranPenaLeReCaGiù”. Giulie, Carniche, Retiche, Lepontine, Pennine, Graie, Cozie e Marittime: sono in quest’ultime, sto arrivando alla meta di Ventimiglia, che emozione! E infatti con Lucio e Stefano supero anche il Colle di Tenda per entrare in Liguria: cavoli ! Pensate un po’ : mi ero messa in testa che da qui si vedesse il mare…ma va laàà: Ste, desedess! Ci vogliono ancora giusto quei quattro passi, intesi come valichi sterrati con chilometrici su e giù, giù e su… poi finalmente a Colla Melosa tocchiamo l’asfalto e partono a tuono velocissimi tornanti in discesa come un taboga: la meta è vicina! Solo una bellissima pausa a Dolceacqua dove sindaco e assessori mi insigniscono dell’onorificenza del paese, poi di nuovo in sella che non vedo l’ora di bagnarmi in mare: via!

In qualche minuto siamo nel traffico agostano della Liguria… SONO A VENTIMIGLIA !!! L’amico Ino, della zona, ci segnala una breccia per raggiungere la spiaggia pubblica: eccola, sono in spiaggia, non riesco a pedalare sulla sabbia, scendo, accompagno la bici a piedi, raggiungo le onde, prendo la bici e mo’ di olimpionico lancio del martello, giro su me stessa, la lancio in acqua, inizio a correre e … SCIAFFFF mi ci tuffo anche io, libera, leggera, felice, commossa. VENTIMIGLIAAA sono arrivata!!!

traversata delle Alpi in MTB

Dal mare di Trieste al mare di Ventimiglia attraverso tutti i monti delle Alpi: 2200 km e 57.000 mt di dislivello, un sogno divenuto realtà, infinitamente più bello di come me l’ero immaginato.
Lecco Città Alpina ha unito tutte le Alpi: se potete date vita ai vostri sogni!

Se qualcuno volesse organizzare una serata di proiezioni video in cui Stefania parlerà di questa o di tante altre sue esperienze fatte in giro per il mondo scrivete pure un messaggio nella sua pagina fb oppure contattatela al n° di cell 3383699270. Lei è disponibilissima e vi risponderà sicuramente.

Breve biografia di Stefania Valsecchi.

1 commento
  1. Giovanni
    Giovanni dice:

    Ciao Fabrizio, sono un amante delle montagne, me la cavo abbastanza con la corsa e l’alpinismo. Mi piacerebbe compiere qualcosa di simile, magari di corsa, ma la mtb è in effetti meno utopica. Mi chiedevo se non ci fosse la possibilità di inviarmi del materiale tipo carte e itinerari…sarebbe davvero un grande aiuto 🙂 grazie! complimenti e complimenti alla Stefania!!

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