Fotografare in montagna

Come fotografare in montagna con sentimento

Fotografia e montagna un connubio spesso imprescindibile per molti amanti della natura e dei grandi ambienti. Ma quante persone sanno veramente fotografare in montagna senza scadere nello scontato e nel banale? Immortalare una parete, un ruscello, una valle, un tramonto, un’alba o un fiore non è poi molto difficile ma riuscire a comunicare attraverso la fotografia  il sentimento che si è vissuto nel preciso momento dello scatto è cosa sottile, che ben pochi sanno fare.

Questo perché l’emozione che una foto di montagna riesce a suscitare è qualcosa di profondo e soggettivo, un qualcosa che può esulare dall’osservanza di regole e tecnicismi vari, un qualcosa che riguarda solo noi come siamo e come ci sentiamo nel preciso momento che premiamo il dito sul pulsante della macchina fotografica.

Certo l’argomento è di quelli delicati da veri intenditori e proprio per questo passo volentieri la parola ad Enrico Grotto un giovane di Vicenza innamorato di fotografia e degli angoli più belli delle Dolomiti. Lo scopo principale di Enrico è quello di trasmettere alle persone le emozioni che prova guardando il mondo da dietro l’obiettivo.

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Specchi di vita

Fotografare in montagna: intervista ad Enrico Grotto

Come è nata la tua passione per la fotografia di montagna?

Sin da bambino fui abituato ad avventurarmi per sentieri di montagna con i miei genitori, ma ben presto la mia passione per la fauna alpestre ribaltò i ruoli e furono loro a dovermi inseguire mentre andavo a caccia di camosci o stambecchi: la piccola macchina analogica che mio padre mi affidava titubante era il mio fucile! Così, crescendo, convinsi i miei genitori ad acquistare una reflex base digitale e dovendo perciò imparare a conoscere il mezzo che avevo tra le mani, mi fu naturale fondere le due passioni. Inizialmente le mie fotografie erano semplici documentazioni delle escursioni che affrontavo, successivamente, man mano che cresceva in me il desiderio di conoscenza del mondo fotografico, mi sono spinto a vivere la montagna in momenti differenti di luce, finendo per perdermi alla ricerca di visioni inedite da portare agli occhi dell’osservatore.

Quali sono i migliori momenti per fare delle foto non banali in montagna?

Essendo la fotografia l’arte di “scrivere con la luce”, è naturale che quest’ultima detenga un ruolo fondamentale nella fase di scatto e, com’è noto, alba e tramonto sono i momenti che regalano contrasti di luce e colori più emozionanti, trasmettendo maggior interesse all’occhio dell’osservatore. Sono pertanto questi gli unici momenti per scattare foto non banali? No, tutt’altro! Possiamo notare, infatti, che molte foto catturate in queste fasi del giorno risultano comunque scontate: il fascino di questi momenti è certamente garantito dalla luce, ma anche dall’unicità del soggetto o della composizione. Sarà necessario andare in montagna in momenti diversi ed insoliti: allo sciogliere delle nevi o quando i caldi colori dell’autunno incontrano il candido dell’inverno, fermarsi dopo i temporali estivi alla caccia di arcobaleni mozzafiato, sotto la pioggia battente giocando con i tempi di scatto, oppure aspettando di notte il sorgere della luna. Impossibile identificare quale sia il momento migliore, sarà ciò che vogliamo comunicare con il nostro lavoro a spingerci a fotografare in una determinata condizione…

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Inferno

Vuoi dare qualche consiglio sia a chi ha una reflex e sia a chi ha una semplice macchina digitale?

Certamente tra le due attrezzature cambia la qualità del prodotto finale e la maggiore o minore possibilità creativa, ma non credo sia la macchina a determinare la bellezza di una foto; a fare la vera differenza sono l’animo e la mente del fotografo, non è necessaria una reflex per comunicare emozioni! Venendo ai nostri consigli, sicuramente conoscere a fondo le potenzialità del mezzo che abbiamo tra le mani (dal funzionamento dei programmi preimpostati alle possibilità di controllo manuale per le compatte, alla variazione della qualità in relazione alla sensibilità ISO per le reflex) è un caposaldo da cui non possiamo prescindere! Più siamo padroni del mezzo, più possibilità abbiamo di veder apparire davanti ai nostri occhi la scena così come l’abbiamo immaginata.
Altro elemento fondamentale è prestare la massima attenzione all’analisi del luogo per inserire nella nostra composizione solo gli elementi più interessanti: elementi scontati o addirittura di disturbo, elementi posizionati in porzioni nel frame non idonee, possono essere piccoli dettagli che pregiudicano la riuscita del lavoro svolto.
Ultimo consiglio, ma non meno importante, è quello di sfruttare tutti i possibili angoli di campo garantiti dal nostro zoom o dalle ottiche in nostro possesso: in montagna siamo spesso portati (io per primo) ad utilizzare un grandangolare, dimenticandoci che così distorciamo la scena. Rispettare invece le proporzioni che l’osservatore riscontra in natura, ci permette di incrementare l’interesse grazie al realismo riportato nella fotografia.

 

Quando una foto di montagna comunica un emozione?

Osservando una fotografia di paesaggio, si desidera immergersi nello scenario rappresentato, rivivere l’avventura del fotografo attraverso i suoi occhi. L’equilibrio degli elementi compositivi e la loro armonica distribuzione all’interno del frame sono fondamentali per permettere all’occhio dell’osservatore di non perdersi all’interno della foto. Nonostante lo scatto debba di per sé coinvolgere l’osservatore, ritengo che la scelta appropriata del titolo dell’opera sia altrettanto importante, perché permette di darne una chiave di lettura. Ciò che io credo faccia assolutamente la differenza, è la capacità di scegliere il momento più opportuno: composizione e gestione della luce sono aspetti basilari per la riuscita del progetto, ma risultano assolutamente marginali se il momento ritratto non possiede quel fattore di unicità in grado di meravigliare l’osservatore!

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Into the light

Fotografare in montagna implica anche un certo dispendio fisico, sia per trasportare il materiale che per trovare il punto migliore. Tu come ti comporti?

Non sempre questo è vero, ci basti pensare alla conosciutissima Baita Segantini ai piedi delle Pale di San Martino: fuori stagione è comodamente raggiungibile in auto ed è rinomata la bellezza del luogo! Non pensiate che sia solamente la classica cartolina banale, torno a sottolineare che la riuscita della foto è data principalmente dal “momento”. Una delle foto a cui sono più legato è scattata proprio in questo luogo: “My Light” rappresenta l’arrivo dell’inverno, con il laghetto ghiacciato arricchito da particolari texture create dalla neve sulla sua superficie, nuvole che corrono veloci in cielo illuminate dal sorgere della luna piena mentre la luce del giorno si spegne sulle fredde pareti dolomitiche. Questo è solo un esempio, certamente in molte altre circostanze per raggiungere la location è necessario affrontare dislivelli superiori ai 1000/1500 metri con anche più di 20 kg sulle spalle, bivaccare sotto le stelle in attesa dei primi raggi di luce! Fondamentale per la riuscita della spedizione è la sua progettazione: raccogliere le opportune informazioni sul luogo e magari effettuare un’escursione giornaliera esplorativa sono i punti di partenza per iniziare ad immaginare le caratteristiche fotografiche del luogo e quindi selezionare l’attrezzatura. Com’è intuibile, un buon allenamento è necessario, così com’è imprescindibile la conoscenza dell’ambiente montano: le condizioni meteo possono esserci amiche, ma spesso ricercando le condizioni più singolari rischiamo di compromettere la nostra sicurezza, e qualunque possa essere lo scatto … non ne vale certamente la pena!

Cosa distingue la fotografia di montagna da altri ambienti?

Ogni ambiente ha la sua peculiarità, con molteplici aspetti positivi e negativi.
La montagna permette di cogliere il tempo che scorre, le stagioni si susseguono rapide fondendosi le une alle altre, le valli celano luoghi misteriosi ed inattesi, le pareti verticali di roccia nascondono oasi di vita, le foreste raccontano storie di secoli mentre salendo sulle vette si può spiccare il volo sopra un mare di nubi … Il silenzio della montagna concede di ascoltare le proprie emozioni più intime, nascoste nel profondo dell’anima dalla frenesia della società. Un’evasione dalla routine quotidiana, incontri con creature diffidenti che riempiono il cuore di meraviglia e stupore, fragili ambienti in costante evoluzione che la nostra effimera esistenza a volte non è in grado di cogliere. Per questo sono così legato alla fotografia di montagna, sia essa paesaggistica o naturalistica: testimonia la capacità di vivere un luogo, di entrare in empatia con la Natura in ogni sua forma, di rispettarla per potere assaporare pienamente la grandiosità della sua imponenza …

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My light

Cosa è cambiato nella fotografia di montagna dopo la rivoluzione digitale?

Il mondo della fotografia nel corso degli ultimi anni ha vissuto due importanti rivoluzioni: l’avvento di internet e del digitale. Il primo, come in tutti i campi, ha permesso il dilagare della conoscenza, facilitando l’acquisizione delle informazioni necessarie a muovere i primi passi nel mondo della fotografia e permettendo una rapida condivisione del proprio lavoro. Il digitale ha ridotto sostanzialmente i costi e facilitato il processo di apprendimento, ci basti pensare all’infinità di informazioni a disposizione del fotografo al termine dello scatto. La possibilità di verificare immediatamente la buona riuscita della foto permette infatti di non “sprecare” neppure un’occasione, caratteristica da non sottovalutare nella fotografia di montagna, dove è spesso necessario investire tempo e fatica per raggiungere le location desiderate. Un altro grande vantaggio apportato dalla rivoluzione digitale è dato dalla possibilità di modificare rapidamente la sensibilità del sensore: tale caratteristica, a mio avviso, permettete un notevole aumento delle opportunità creative a disposizione del fotografo.

Quale è stato lo scatto che ti è rimasto nel cuore?

Difficile effettuare una scelta, ogni scatto ha la propria storia che lo rende unico. Lo studio del luogo, le numerose uscite alla ricerca del momento migliore, le attese … sono tutte esperienze che ti riempiono il cuore! Ma forse una foto più di altre ha segnato il mio percorso, in un periodo difficile nella mia vita, ha celebrato il ritorno della luce dopo aver vissuto le tenebre. Lascio alle mie stesse parole, che accompagnano lo scatto intitolato “Noi, nel cerchio della vita”, illustrarvi il perché ….
“Abbiamo iniziato questo cammino titubanti, ma insieme.
Ci siamo avventurati in foreste intricate a volte perdendo l’orientamento, ma siamo sempre rimasti insieme.
Ci siamo inerpicati su irti sentieri dubitando di arrivare alla meta, ma mano nella mano abbiamo sempre proseguito.
Ci siamo ritrovati in mezzo a nubi grigie, ma con un passo ancora siamo arrivati lassù, insieme.
Ora siamo solamente noi, nel cerchio della vita.”

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Noi nel cerchio della vita

 

Enrico Grotto in pillole. Di professione fisioterapista ha sempre amato la montagna sin da bambino. Dal 2008 la nascente passione per la fotografia lo ha portato alla ricerca di situazioni sempre diverse e di nuovi scenari negli angoli più belli delle Dolomiti ed in particolar modo delle Pale di San Martino. Alcune sue foto sono state finaliste ad alcuni importanti concorsi tra cui la cartolina delle Dolomiti. Ha collaborato al progetto Dolomiti photo – i grandi fotografi delle Dolomiti pubblicato a dicembre 2013-.

Ha creato il blog Emozioni dietro l’obiettivo, sito in continua evoluzione (enricogrotto.weebly.com). Organizza periodicamente workshop di fotografia in ambiente e mostre fotografiche.

Foto Gallery Enrico Grotto

 

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