sicurezza in montagna

Oltre la sicurezza in montagna: la gestione del rischio

Parlando con qualcuno di montagna o leggendo qualche rivista del settore mi sorprende sempre di più sentire nominare la parola sicurezza. Vi siete mai per caso chiesti se può esistere davvero la sicurezza in montagna? Parlo di quella assoluta, dove non c’è alcuna possibilità di farsi male o peggio ancora di morire.

Credo e spero che molti siano d’accordo con me sul fatto che la sicurezza in montagna non esiste al 100%. E non mi riferisco solo alle salite alpinistiche o alle discese con gli sci etichettate come “estreme”. A tutti i livelli, l’andare in montagna comporta sempre dei rischi come per qualsiasi attività umana che comporti qualche azione.

A dispetto del tentativo che la nostra società fa, attraverso normative, divieti e ordinanze, di perseguire un utopistico obiettivo di sicurezza assoluta, ogni giorno ciascuno di noi inconsapevolmente e tacitamente si prende qualche rischio. Alcuni di questi rischi sono socialmente accettati, in quanto fanno parte del costume comune e si ritiene che i benefici delle attività a cui sono connessi siano superiori ai possibili danni. Alzi la mano chi di voi è consapevole di rischiare qualcosa ogni mattina quando si mette al volante per andare a lavorare oppure quando sale su una scala per cambiare una lampadina! Nessuno però si sognerebbe di vietare l’uso dell’automobile o della scala all’interno delle abitazioni!

Quando c’è di mezzo la montagna o altre attività ludiche di nicchia legate all’avventura e succede un incidente, la nostra società reagisce quasi sempre criminalizzando certe scelte e certe libertà senza conoscere come stanno le cose, sostenendo convintamente divieti e limitazioni in nome di un astratta idea di sicurezza. Come se bastasse l’airbag, l’assicurazione o la 626 a metterci al riparo nella vita di ogni giorno da tutti gli imprevisti! Tutte balle. Quando succede, succede e basta. Tutto salta!

E in montagna, dove il terreno è spesso ripido,  in inverno ci sono le slavine, il tempo cambia velocemente, l’erba può essere bagnata, il sasso può cadere da solo,  dove va a finire tutta questa sicurezza? Non è che forse ci sia un abuso o un uso improprio di questa parola? Non è magari che la parola sicurezza ci rassicuri mentre parlare di rischio spaventi i più, allontanandoli da un’analisi serena e oggettiva delle situazioni?

sicurezza in montagna

 

E’ vero che le notizie di incidenti in montagna sono quasi all’ordine del giorno e  fanno sempre male ma ditemi la verità: quanti rischi abbiamo corso inutilmente, per superficialità, vanità o disattenzione e quanti piccoli miracoli hanno dovuto fare gli angeli per farci diventare grandi?

Forse, proprio cominciando dagli addetti ai lavori, è ora di cambiare direzione andando oltre la ricerca della sicurezza per approdare ad un concetto molto più ampio, quello della gestione del rischio.

In montagna l’abbassamento e la gestione dei rischi passa sempre attraverso un processo decisionale e di valutazione dove spesso concorrono più variabili che influiscono più o meno direttamente sulle nostre scelte. L’esperienza maturata può aiutarci in queste scelte anche se le situazioni che possono verificarsi non si ripetono quasi mai nello stesso modo. Il concetto di gestione del rischio è un concetto molto più dinamico di quello di sicurezza perché presuppone un continuo miglioramento e un analisi attenta di ogni processo decisionale anche a posteriori.

Imparare a pensare è la sfida lanciata dal concetto di gestione del rischio.

Come gestire il rischio in montagna

sicurezza in montagna

Filippo Gamba, autore di “Libertà di Rischiare

Recentemente ho letto un libro molto interessante che parla proprio della gestione del rischio in alpinismo, arrampicata e negli sport di avventura in generale. Si intitola “Libertà di rischiare”. Il suo autore Filippo Gamba è un ingegnere e consulente aziendale che si è occupato di progettazione e risk management di sistemi complessi. Fondatore di Avalco Travel, piccolo tour operator dedicato ai viaggi d’avventura, dal 2009 si occupa di Gestione del Rischio negli sport outdoor di cui è anche un assiduo praticante.

Libertà di rischiare è un libro esigente, che richiede attenzione per essere compreso e soprattutto non frainteso. La moderna gestione del rischio va oltre la pratica della sicurezza, intesa come esigenza di proteggere cose e persone dalla possibilità che si verifichino dei danni, offrendo ai diretti interessati una grande opportunità in più. Questa nuova disciplina, propone l’adozione di un approccio sistemico e scientifico, tipico del Risk Management aziendale, a tutti coloro che praticano attività outdoor avventurose. Questo approccio, ancora poco diffuso nel nostro paese, si prefigge l’obbiettivo di massimizzare i benefici di chi pratica uno sport d’avventura come l’alpinismo, il trekking e lo scialpinismo , tenendo sempre sotto controllo i rischi.

Tutto questo presuppone da parte degli appassionati di sport di avventura anche l’accettazione di quel rischio residuo che non può essere eliminato. Questa consapevolezza sta alla base di ogni scelta responsabile per raggiungere qualsiasi obbiettivo.

Ad un lettore superficiale e frettoloso questo testo può far credere che la gestione del rischio abbia la pretesa di burocratizzare le proprie decisioni imbrigliando così la propria libertà. Niente di più sbagliato. L’obbiettivo finale di questo libro è quello di contribuire ad alzare le proprie prestazioni mantenendo sotto controllo i rischi, e nello stesso tempo ridurre l’interesse del legislatore ad introdurre norme e divieti che limitino la libertà di rischiare.

Abbracciando questa nuova strategia ogni praticante di sport d’avventura dal principiante a quello più estremo potrà dare un suo contributo concreto alla difesa della libertà di rischiare svolgendo così un ruolo attivo nel preservare questo importante privilegio. Privilegio di fondamentale importanza per massimizzare i benefici di ogni attività di tipo avventuroso legata alla montagna che comporti dei rischi inutili per la società ma utili per il proprio benessere e senza il quale molte fatiche e sacrifici non avrebbero alcun senso.

sicurezza in montagnaQuindi se anche a voi piacciono gli sport di avventura legati al mondo della montagna e volete approfondire il discorso non vi resta che acquistare il libro e leggerlo con attenzione. Tra le righe troverete tutti gli elementi che avrete bisogno per applicare la più moderna gestione del rischio a ciò che vi appassiona fare tra i monti e non solo.

Concludo con una provocazione: oltre ai panorami, al silenzio e a fare dello sport non è forse proprio questa mancanza di sicurezza la cosa che cerca chi va in montagna? Penso che una montagna sicura al 100% perderebbe parte del suo fascino e in fondo credo che sarebbero in pochi a volerla perché senza rischio non esisterebbe avventura. Ma per fortuna non è così…

Se vuoi comprare questo libro puoi farlo direttamente da qui liberta’ di rischiare oppure

-acquistarlo direttamente nelle migliori librerie di montagna e sport e/o presso alcuni negozi di montagna;

– acquistarlo on-line sul sito dell’editore www.versantesud.it

 

5 commenti
  1. elisa
    elisa dice:

    Buonasera, mi chiamo Elisa. Qualche giorno fa mi sono procurata una frattura al radio dx mentre praticavo Boulder in una palestra. Ora ho il gesso che dovrò mantenere per 30 gg. Psicologicamente sono provata… Sono arrabbiata con me stessa x quello che è successo e per tutte le conseguenze che questo incidente comporta ( lavoro, casa, stop arrampicata, ecc). Credo che gli incidenti possano capitare.. arrampicando o svolgendo qualsiasi altra attività. Se fossi caduta dalle scale di casa…mi potevo procurare la medesima frattura..per esempio. Sbaglio? Come avrei potuto invece evitare la caduta? C è un modo specifico x cadere in Boulder che io nn conosco?

    Rispondi
    • Fabrizio Vago
      Fabrizio Vago dice:

      Ciao Elisa

      Premetto che non sono certo la persona più indicata per parlare di boulder: sono nato come alpinista per poi abbracciare l’arrampicata sportiva ma non sono andato oltre. Il boulder l’ho provato in un paio di occasioni. La ritengo una bellissima attività in grado di dare enormi soddisfazioni a chi la pratica. Come l’alpinismo, l’arrampicata sportiva, il trad e le vie multipitch, il boulder è pur sempre un’espressione dell’arrampicata… Ogni forma di arrampicata ha dei rischi più o meno specifici. Per il boulder penso che sia importante avere sotto un buon “paratore” in grado di accompagnare nel miglior modo possible la caduta. Poi esiste un rischio residuo che non può essere eliminato e che va accettato e gestito consapevolmente. E’ un pò quello che ho voluto spiegare in questo articolo. Buona guarigione e in bocca al lupo Elisa.

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      • elisa
        elisa dice:

        Purtroppo chi non ama la montagna,fatica a comprendere questi concetti. In una recente discussione…qualcuno ha obiettato dicendo: nessuno ti obbliga ad andare in montagna,a lavoro invece ci devi andare. Quanta tristezza trasmettono queste parole. Grazie Fabrizio per la tua risposta.

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  1. […] come quando ti metti in macchina per andare da qualche parte, articolo molto interessante: Oltre la sicurezza in montagna: la gestione del rischio Rispondi […]

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