scala delle difficoltà

Le scale di difficoltà nello scialpinismo

A differenza che nell’alpinismo, nello scialpinismo è sicuramente più complicato elaborare un sistema di gradazione delle difficoltà il più possibile oggettivo. La temperatura, la qualità e la quantità della neve possono incidere anche non di poco nel determinare la difficoltà di una discesa con gli sci. Per questa ragione, del resto, spesso sentiamo parlare di “scale” di difficoltà piuttosto che di scala, al singolare.

Prima di iniziare a parlare di scala delle difficoltà  è giusto fare una premessa:  ai fini del contenimento del rischio, quando si deve scegliere un itinerario, occorre tener conto non solo del grado di difficoltà riportato nella guida, ma anche della sua difficoltà reale nel momento in cui ci si accinge a percorrerlo. Mi spiego meglio: lo stesso pendio può riservare difficoltà molto variabili a seconda del giorno, o addirittura a seconda del momento della giornata in cui viene percorso. La condizione reale del manto nevoso è un parametro da tenere sempre in considerazione al di là di ogni classificazione dell’itinerario: nello scialpinismo è meglio parlare, quindi, di “scale di difficoltà”.

Quelle di cui parlerò in questo articolo sono:

  1. la scala di Blachère
  2. la scala di Traynard
  3. la scala dell’esposizione.

La scala di Blachère

Meglio il plurale, dicevamo all’inizio, che il singolare: nello scialpinismo classico la scala delle difficoltà tutt’ora maggiormente diffusa in tutte le Alpi è quella di Blachère. Introdotta sin dagli anni 40 da un ingegnere francese da cui prende il nome, questa scala molto semplice si articola su 3 livelli:

  • MS – MEDIO SCIATORE: pendenze mai superiori a 25°, pendii ampi e senza passaggi obbligati;
  • BS –   BUON SCIATORE: pendenze fino a 40° (esclusa neve dura) e/o passaggi stretti obbligati;
  • OS –  OTTIMO SCIATORE: pendenze oltre i 40° (o anche meno in presenza di neve ghiacciata) con passaggi stretti obbligati

L’aggiunta della lettera A dopo la sigla sta indicare un itinerario con passaggi alpinistici dove è necessario l’uso della picozza, dei ramponi o della corda.

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Pur nella sua assoluta semplicità questa scala di difficoltà ha l’evidente difetto di basarsi esclusivamente  sulle abilità tecniche dello sciatore, capacità non facilmente misurabili in modo oggettivo: per non parlare poi della sua chiusura verso l’alto. Penso che  tutti concordiamo sul fatto che non tutti gli itinerari classificati OSA sono uguali, e richiedono le stesse capacità.

La scala di Traynard

scala delle difficoltàProprio per ovviare ai limiti insiti nella scala Blachère sono molte le guide di scialpinismo che le affiancano quella di Traynard. Questa scala, principalmente legata alla pendenza del pendio ha il pregio di fornire delle informazioni puntuali sui passaggi più delicati di una discesa, offrendo così a chi la legge  una panoramica più oggettiva delle difficoltà. Inoltre la Traynard rispetto alla  Blachère è maggiormente aperta verso l’alto e consente un più facile collegamento con lo sci estremo.

La scala di Traynard si articola su più livelli:

  • S1 Terreno con pendenza lieve, dove è possibile procedere senza via obbligata
  • S2 Qualche dosso e ondulazione, ma la discesa risulta comunque agevole
  • S3  La pendenza si fa più accentuata (fino a 35°), e non è sempre possibile procedere in linea retta; anche la discesa si fa più controllata e tecnica, sia pure con una certa libertà del percorso
  • S4 Terreno ripido con passaggi obbligati ( fino a 45°), non è possibile curvare a piacimento. Si entra nell’ambito dello sci ripido
  • S5 Pendenze elevate e continue (45°-50°) dove è richiesta una perfetta padronanza della tecnica sciistica e un buon equilibrio psicologico
  • S6 Massima difficoltà prima dello sci estremo, importanti tratti fino a 50-55° dove l’esposizione è forte.

La scala dell’esposizione

Oltre al parametro oggettivo dell’inclinazione di un pendio, è molto interessante valutarne anche l’esposizione, ossia le possibili conseguenze dovute al contatto con degli ostacoli nel caso di caduta. L’esposizione dipende dalla pendenza, dalla continuità del tratto ripido ma anche da quello che ci sta sotto ai piedi (rocce, salti nel vuoto ecc..).

La scala dell’esposizione si articola su 4 livelli:

  • E1 Pendio uniforme dove eventuali ostacoli come rocce o alberi non obbligano in modo significativo il passaggio
  • E2 Nel pendio ci sono ostacoli come brevi barre rocciose che ne interrompono la continuità. Un’eventuale caduta è potenzialmente pericolosa anche se la caduta in alcuni casi è ancora controllabile.
  • E3 Pendii con passaggi obbligati e alti salti di rocce. Un’eventuale caduta non è sicuramente controllabile e può portare a gravissime conseguenze
  • E4 Esposizione massima e continua su alti salti di rocce. Assolutamente vietato cadere, la probabilità di sopravvivenza è pressoché nulla

In conclusione, ritengo che sia importante ai fini di una valutazione il più possibile oggettiva di un itinerario non fermarsi alla mera difficoltà riportata dalla scala Blachère, ma prendere in considerazione anche la scala Traynard e quella dell’esposizione insieme ai seguenti dati oggettivi:

  • condizione climatiche presenti nel momento di intraprendere la discesa
  • condizioni del manto nevoso (neve dura, ghiacciata, fresca, firn, molla ecc..)
  • isolamento dell’itinerario, ossia la lontananza dal primo centro abitato
  • a che quota si svolge l’itinerario
  • il dislivello e lo sviluppo affrontato in salita. Fattore che incide non di poco sulla “freschezza delle gambe” al momento in cui viene intrapresa la discesa

La redazione di una scala delle difficoltà nello scialpinismo che sia precisa e  univoca è pura utopia. Come è pura utopia pensare ad un bollettino neve e valanghe valido per ogni pendio senza margine di errore. In entrambi i casi si tratta di indicazioni importanti che ci aiutano nella scelta di un itinerario piuttosto che un altro. Indicazioni che è giusto conoscere, con la consapevolezza però anche dei loro limiti.

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