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Andiamo a Gor! Racconto autobiografico

Andiamo a Gor! Capitava spesso di sentirlo e farlo nei primi anni 80. Eravamo solo dei ragazzini e Budoia, il piccolo paese in cui vivo, ci sembrava grande. Per andare a Gor bastavano le nostre gambe o le nostre biciclette insieme all’immancabile entusiasmo per un pomeriggio di avventura.


Ammetto che soprattutto le prime volte c’era anche un po’ di paura nel lasciarsi alle spalle le ultime case del paese che precedono il bosco. Era un po’ come superare le proprie colonne d’Ercole. Naturalmente non avevamo telefonini e nessuno sapeva dove andavamo a cacciarci. Qualche “grande “per dissuaderci ci aveva ammonito che in quel posto succedevano disgrazie e brutte cose. Come se non bastasse giravano tre i vecchi del paese anche storie di Anguane, mitologiche creature femminili dai lunghi capelli e dai piedi di capra che popolavano quella zona da sempre.
Invece a Gor c’era tutto quello di cui avevamo bisogno per non annoiarci: un sentiero, un bosco, fiori colorati, un ruscello ricco di cascatelle, verdissime felci. pozze d’acqua ricche di gamberi e un paesaggio da Jurassic Park. Tutto questo in una manciata di chilometri che separano Budoia da Polcenigo (PN).

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Bellissime felci, alcune anche rare abbelliscono le zone in ombra vicino al ruscello

Molto probabilmente il primo che mi portò a Gor fu mio nonno. Con lui ho girato tanto per boschi già da piccolo imparando sin da subito a riconoscere qualche fungo. Ricordo che riusciva ad aprire i ricci delle castagne con le mani. Aveva mani come guanti da lavoro. Spesso si arrampicava sugli alberi e non temeva nemmeno quelli più lisci e senza rami. Fumava di continuo anche lungo i sentieri più ripidi ma non aveva mai il fiatone. Non sudava e non beveva mai. Tutte le volte che uscivo con lui rimanevo impressionato e lo osservavo attentamente.
Poi un bel giorno decisi che era il momento di andare a Gor con i miei amichetti senza dire niente al nonno e ai miei genitori. Successivamente le scorribande in quel luogo di evasione si fecero sempre più frequenti. Avevamo scoperto un mondo tutto per noi lontano dai rimproveri dei genitori e dalla noia di una piazza di paese che offriva ben poco. Le lunghe giornate estive le trascorrevamo a costruire casette sugli alberi e a cercare le liane più grosse per pendolare da un albero all’altro. Molte ore le dedicavamo alla scoperta dei corsi d’acqua secondari che confluivano nel ruscello principale. Prendendoci sicuramente più di qualche rischio risalivamo erte balze di conglomerato infestate da vegetazione. Durante queste esplorazioni poteva succedere di imbattersi in qualche vipera e allora il cuore batteva all’impazzata ma nonostante tutto la paura non era mai abbastanza per farci desistere.
Un bel giorno l’amico americano davanti a me scivolò mentre tentava di risalire un ripido canale di terra. Rimbalzò tra le rocce come una pallina da flipper prima di fermarsi alcuni metri sotto. Ci fu’ un attimo di silenzio per capire che tutto funzionava come prima. Poi il piccolo yankee risalì come una gatto dandomi l’impressione che nulla fosse successo. Era sicuramente fatto di gomma l’americano e anche bagnato pesava niente! Si chiamava Boby. Gli altri due fratelli si chiamavano Lee e Billy uno più matto dell’altro. Tutti e tre giravano in maniche corte anche in pieno inverno senza mai avere un colpo di tosse. Per mesi e mesi si nutrivano di gelato al cedro di colore verde fluorescente e di formaggio arancione.
Spesso con noi c’era un ragazzo rosso di capelli, un vero scavezza collo e sprezzante di ogni pericolo. Altri si univano a spot ma al Gor non c’era mai la ressa!

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Per rilassarci pescavamo i gamberi di fiume. Usavamo artigianali arpioni costituiti da un bastoncino di legno a cui legavamo stretta con dello spago una comune forchetta.
Dal Gor tornavamo a casa sempre molto affamati e soprattutto talmente sporchi che mia mamma a volte mi lavava con la pompa in giardino prima di farmi entrare nel bagno di casa.
Nelle giornate di gelo durante la stagione fredda andavamo a scivolare sulle pozze ricoperte di ghiaccio. A volte il ghiaccio troppo fragile si rompeva e allora dovevi essere svelto a saltare sul primo sasso utile per evitare il peggio. Più di qualcuno compreso il sottoscritto si fece il bagno ghiacciato a gennaio. Dalle “Pisande”, una nascosta e imbucata cascata fatta di travertino, pendevano nelle giornate più fredde dell’anno grandi stalattiti di ghiaccio. Il gioco consisteva nel  colpirle con dei sassi per farle cadere. La smettevamo solo dopo che le mani avevano perso ogni sensibilità per il freddo.
Eravamo già in terza media e invece di andare a scuola in bus ci andavamo in bicicletta. Ovviamente per scendere da Budoia a Polcenigo si passava per il Gor! Ad un certo punto più di qualche prof. si insospettì ma per nostra fortuna  gli esami di licenza media erano ormai vicini.
L’età della leggerezza se ne andò e le scuole superiori portarono altre priorità e altre scoperte. La mia scoperta personale fu la passione per la montagna e in particolar modo per l’arrampicata.
Tuttavia sono sicuro che gran parte dell’equilibrio, della sensibilità e della sicurezza nel muovermi tra i monti  lo appresi inconsapevolmente durante quelle scorribande da ragazzino giù al Gor quando dentro ad ogni giornata passata laggiù c’era una piccola avventura.

Curiosità su il sentiero naturalistico del Gor

Il Sentiero Naturalistico del Gor si sviluppa tra le colline di Budoia in un ambiente umido di forra. Buona parte del percorso corre adiacente al Rui de Gor, il quale raggiunto il paese di Polcenigo, si getta nel torrente Gorgazzo. Numerose sono le passerelle e i ponticelli in legno che permettono attraversare in più punti il ruscello Gor in un’atmosfera suggestiva e rilassante.

  • Lunghezza 5 KM andata più ritorno.
  • Punto di partenza Budoia (PN) via Cialata indicazioni con cartello
  • Adatto anche a persone minimamente allenate e  famiglie con bambini.
  • itinerario sconsigliato dopo un periodo di lunghe e abbondanti piogge.
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Formazione di travertino

Alcune particolarità
Camminando lungo il sentiero si possono osservare nelle zone più in ombra verdissime felci, alcune di queste molto rare, come la felce certosina o la lingua cervina. Si può trovare anche la felce falcata, specie di origine asiatica che in questi luoghi ha trovato un habitat ideale.
Dal punto di vista geologico si possono osservare presso alcune cascatelle delle formazioni travertinose.

 

 

Il travertino è una roccia porosa che si forma in presenza di acque agitate a causa delle putrefazione dei resti vegetali.
Per quanto riguarda la fauna, la zona umida di Gor è l’habitat ideale per gli anfibi come l’ululone dal ventre giallo, il rospo e la salamandra pezzata. Recentemente è ricomparso il gambero di fiume, specie rara che vive nascosto  tra i sassi del Rui. Non mancano caprioli, cinghiali, volpi , tassi e scoiattoli.

 

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